

169. Gli arabi e la questione israelo-palestinese.

Da: A. Benantar, I punti di vista arabi: da conflitto religioso a
guerra d'interesse, in Limes, aprile 1995.

Abdennour Benantar, sociologo, studioso del mondo arabo, affronta
nel seguente passo la complicata questione del rapporto fra arabi
ed israeliani, analizzando in particolare il punto di vista degli
arabi sullo stato di Israele. Da sempre gli studiosi arabi hanno
affermato che il ruolo svolto dallo stato israeliano nella regione
araba  strettamente legato agli interessi occidentali. Differenti
analisi sono attualmente compiute sull'avvenire del progetto
sionista dopo la sottoscrizione degli accordi con i palestinesi:
secondo alcuni esso sarebbe fallito, in quanto non si  formato il
grande Israele, n Israele  diventato lo stato e la patria di
tutti gli ebrei; secondo altri sarebbe stato solo adattato, ossia
la concezione sionista del grande Israele si sarebbe spostata dal
piano geografico a quello economico.


Gli studiosi arabi del conflitto arabo-israeliano concordano sul
fatto che il ruolo rappresentato da Israele nella regione araba 
indiscutibilmente legato agli interessi occidentali. Essi
distinguono tre funzioni principali che questo stato assolve nella
regione.
Israele ha svolto anzitutto una funzione colonialista classica. A
questo proposito si pu citare, tra l'altro, la sua posizione
sulla guerra d'Algeria. Il governo di Ben Gurion, appoggiando la
continuit della presenza francese in Algeria, aveva proposto alla
Francia di mettere a disposizione la propria esperienza in materia
di colonie di popolamento, aiutando gli europei a occupare il
litorale algerino con l'obiettivo di crearvi uno stato identico a
Israele.
[...] Il ruolo per procura di Israele nella regione consiste
nell'incaricare Israele di certe missioni che le potenze
occidentali non possono compiere, quali la distruzione del
reattore nucleare irakeno e i raid aerei contro le organizzazioni
palestinesi e libanesi. Cos Israele entra in guerra per procura
al posto delle potenze occidentali. Gli israeliani ammettono di
svolgere questa funzione nella regione, insistendo sul loro
statuto di partner e di alleati strategici nel progetto
imperialista-colonialista.
Israele svolge anche [...] un ruolo di dislocazione del mondo
arabo, con i tentativi di creare dei micro-stati attorno alle
proprie frontiere (maronita, druso, curdo). La relazione degli
israeliani con le minoranze arabe  nota sotto il nome di
alleanza dei dintorni e dei sobborghi [...] e mira alla
creazione di piccoli stati filoisraeliani per indebolire la
regione araba e per giustificare l'esistenza d'Israele tra gli
stati delle minoranze. [...].
Dopo gli accordi con i palestinesi, Israele vive la contraddizione
tra il suo essere stato e il suo essere un sogno religioso [...].
La carta, tracciata a suo tempo dal sionismo, di un grande
Israele, esteso dall'Eufrate al Nilo viene [...] rimessa in
questione. L'avvenire del progetto sionista occupa attualmente un
posto importante nei dibattiti del mondo arabo concernenti la pace
con Israele. Le differenze di analisi hanno portato all'emergere
di due scuole. La prima parla di sconfitta di tale progetto; la
seconda, pi sfumata, di un adattamento del progetto stesso alle
nuove condizioni.
Secondo Lufti el-Khuli [studioso arabo, del quale qui si citano le
idee espresse nella pubblicazione intitolata Fallimento del
progetto sionista e del progetto nazionalista arabo], il processo
di pace in corso  una dimostrazione della sconfitta dei due
progetti antagonisti nella regione - quello sionista e quello del
nazionalismo arabo. Quest'ultimo non ha potuto realizzare i suoi
obiettivi e il mondo arabo appare oggi completamente diviso.
Quanto al progetto sionista, non  riuscito n a realizzare il
grande Israele, n a fare d'Israele lo stato e la patria di tutti
gli ebrei: sui circa quindici milioni di ebrei del mondo, Israele
ne accoglie 4 milioni e 500 mila, mentre a New York ne vivono 5,5
milioni. A ci si aggiunge il grande movimento di emigrazione
israeliana verso l'Occidente, con una media di 17 mila emigranti
l'anno. La creazione dello stato di Israele non ha risolto, come
si prevedeva, la questione ebraica. E il sionismo ha fallito nella
sua impresa mirante a cancellare i palestinesi, nonostante
l'efficienza della sua macchina da guerra. Weizmann [Ezer
Weizmann, ministro della difesa nel governo israeliano guidato da
Begin dal 1977 al 1983, fautore della linea dura] aveva espresso,
alla Conferenza di Parigi, la speranza sionista di vedere una
Palestina ebraica cos come l'Inghilterra  inglese. Una tale
speranza per compiersi necessita della totale distruzione della
Palestina palestinese, cosa che il sionismo non pu attuare.
Specialisti in affari israeliani, come Majed Kiyali, sottolineano,
al contrario, che il progetto sionista non  fallito, ma si 
adattato alle nuove condizioni. Kiyali afferma che vi  stata una
revisione della tradizionale concezione sionista del grande
Israele e che l'obiettivo del grande Israele geografico ha ceduto
il passo a quello economico. La veridicit di tale ipotesi trova
conferma nella misura in cui la pace, secondo la concezione
israeliana,  la continuit della guerra sotto altre forme e su
molteplici fronti: economico, finanziario, tecnologico e
culturale;  parte di una strategia che ha fondamenti
complementari. L'analisi di Shimon Peres non solo va nella stessa
direzione, ma combina geografia ed economia, fornendo cos agli
assetti politico-economici una dimensione che privilegia la
sicurezza. Oggi non servono frontiere che possano essere difese,
ma ambiti, in senso geopolitico, che possano essere difesi; si
deve cio stabilire una rete di relazioni politiche tale da
soffocare tutti i focolai di pericolo, come Peres sottolinea.
Shaibi [Emad Shaibi, studioso arabo, del quale qui si riferiscono
le idee espresse nella pubblicazione Miseria della coscienza araba
ed esistenza d'Israele] aveva affrontato il problema del
fallimento del sionismo nel 1989, quattro anni prima dell'accordo
di Oslo, e parla di adattamento del progetto sionista. A suo
avviso, i responsabili del partito laburista non considerano
errata l'idea della terra in cambio della pace, nella misura in
cui lo stato in senso moderno non sopporta pi il fardello
dell'ideologia. Cos l'Israele ideologico - dal Nilo all'Eufrate -
diventa [...] un Israele dal Golfo all'Oceano. L'essenziale  che
lo stato eserciti una politica moderna, la cui efficacia e il cui
impatto superino le frontiere geografiche definite nella Torah
[termine ebraico che significa legge, insegnamento, e che indica,
in senso stretto, il Pentateuco, ossia i primi cinque libri della
Bibbia, e, in senso lato, l'insieme delle scritture e delle
tradizioni su cui si fonda l'ebraismo], svolgendo un ruolo
regionale, ovvero internazionale.
